Addio a Francesca Boselli

Ci ha lasciato Francesca Boselli, 50 anni oggi, per diverso tempo responsabile al Melloni degli insegnanti di sostegno e da qualche anno docente di diritto all'Itis.

Ricordiamo la collega sempre sorridente, magari un po' preoccupata per tutta la burocrazia che c'è nel nostro lavoro e, particolarmente, nella sua funzione.

Ricordiamo la mamma che portava in giro i figli con quella strana bicicletta "svedese" dotata di rimorchio anteriore.

Ricordiamo l'insegnante a cui i ragazzi disabili si appoggiavano non solo per la loro istruzione, ma anche per un sorriso e una parola di fiducia.

Ricordiamo l'amica, con cui era piacevole ridere e scherzare ma anche lavorare molto seriamente. Ed era talmente discreta, con tanta dedizione nascosta al suo lavoro, che non abbiamo neanche una sua fotografia. Non le piaceva apparire e ce l'ha fatta a rimanere in quell'anonimato così poco moderno ma così tanto pieno di valori, di forza e di silenzi.

Questo annus horribilis, che ha avuto inizio nell'agosto scorso con la scomparsa di Alessandro Ferrara, è proseguito poi con la morte di Lillo, del marito di Patrizia Bonati, seguito da lei stessa poco tempo dopo e dalla moglie del prof. Ghillani. Questo solo per citare i lutti di quest'anno.

Il 2019 finirà. Dovremo archiviarlo come uno di quegli anni che è meglio non ricordare? Uno di quelli che se non si fossero mai presentati sarebbe stato meglio? La tentazione è forte. Ma è proprio nelle avversità che si deve vedere la forza. Anzi, sono proprio le avversità che ci devono insegnare a trovarla la forza, anche quando apparentemente non c'è.

In fondo, tutti questi lutti che ci hanno colpito ci insegnano una cosa: stiamo piangendo tutti questi nostri amici perché tutti loro hanno avuto un peso nella nostra vita; significavano qualcosa di caro per noi; stavamo bene con loro e adesso stiamo un po' meno bene. Ma la loro vita ha avuto una senso. Loro hanno saputo dare un significato alla loro esistenza e comunicarcelo, condividerlo con noi.

L'insegnamento allora è probabilmente questo: facciamo della nostra vita qualcosa che sia da ricordare, e lo sarà solo se - per dirla col poeta - lasceremo un'eredità di affetti. Nessuno si ricorderà di quanto eravamo bravi in discoteca, o su un campo da calcio, o forse neanche a scuola: tutti ci ricorderanno se avremo saputo far star bene le persone intorno a noi e se avremo seminato semi di bontà, così come hanno fatto a piene mani gli amici che ci hanno lasciato.

La morte non è inutile. Porta dolore, è vero, ma per chi è credente immette nel Regno della gioia senza fine; per chi non lo è, genera il ricordo, che a sua volta diventa esempio di una vita ben vissuta.

A tutti quei ragazzi che pensano di vivere come se non ci fosse un domani, vien da dire di guardare a questi esempi: tutti loro sapevano che il domani, un giorno, si sarebbe chiuso, ed è per questo che hanno vissuto la vita con la saggia intensità di chi deve lasciare un ricordo pieno d'affetto affinché il bene non venga mai meno in questo povero mondo.

Grazie, Francesca. Oggi, grazie a te e con te, scopriamo che anche noi possiamo essere persone migliori.


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